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Nuovo Ministero della Transizione ecologica: Tutto quello che c’è da sapere

Feb 25, 2021 | Energia Sostenibile | 0 commenti

Pochi giorni fa, dopo il confronto della presidente del WWF Donatella Bianchi con il presidente incaricato Mario Draghi insieme ai rappresentanti di altre organizzazioni ambientaliste, la presidente del WWF Donatella Bianchi ha annunciato che «nel nuovo governo ci sarà il Ministero della Transizione ecologica».

Questo ministero è di grande innovazione culturale per l’Italia, e potrebbe assomigliarsi ai suoi cugini spagnoli e francesi, dove le competenze di sostenibilità, lotta al cambiamento climatico, tutela dei territori e altri elementi sono presi in conto, specialmente le energie rinnovabili, come il fotovoltaico

“La perdita di biodiversità e la crisi climatica sono interdipendenti. Se una si aggrava, anche l’altra segue la stessa tendenza. Per raggiungere i livelli di mitigazione necessari entro il 2030 è essenziale ripristinare le foreste, i suoli e le zone umide e creare spazi verdi nelle città”, così dice la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 della Commissione Europea.

Perché un Ministero della Transizione ecologica?

Oggigiorno esiste un Dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi dentro al Ministero dell’Ambiente di Sergio Costa. Questo dipartimento cura le competenze del Ministero in materia di efficientamento energetico, sviluppo sostenibile, economia circolare e contrasto al cambiamento climatico.

Nonostante ciò, per accedere ai fondi del programma europeo Recovery Fund, bisogna che gli obiettivi stabiliti dal Green Deal Europeo siano compiuti dal piano nazionale di ripresa. Per questa ragione è arrivata la proposta del nuovo Ministero della Transizione Ecologica.

Quali saranno gli incarichi del Ministero della Transizione Ecologica?

Il primo incarico di questo ministero sarà la gestione di questi fondi provvenenti dal Recovery Fund. Questa quota di circa 208 miliardi di euro sarà una delle maggiori tra i Paesi membri, e l’Italia ne sarà il primo beneficiario. Per accedere a questi fondi, come già detto, è necessario que i piani nazionali siano in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Questo piano è stato approvato dal Governo Conte II, sarà diviso in sei “missioni” e prevede una missione “rivoluzione verde e della transizione ecologica”. Di conseguenza, questi obbietivi implicano una grande crescita del contributo del fotovoltaico.

Per creare questo Ministero, si è messo l’occhio sull’esempio della Francia e della Spagna. Nel primo caso, il Ministère de la Transition écologique et solidaire (ovvero il Ministero della Transizione ecologica e solidale), si occupa principalmente di fonti rinnovabili; ha disegnato per esempio, un piano per le infraestrutture verdi in città e ha imposto tasse sul carburante. In Francia, questo ministero si occupa anche della politica ambientale dello stato, le riduzioni degil impatti dei trasporti, le politiche marittime e abitative e la gestione dei fondi per questi settori. Durante il primo trimestre dell’anno scorso, 6 933 pannelli solari sono stati impiantati in Francia.

Nel caso della Spagna, il vecchio ministero dell’Ambiente è diventato il Ministero della Transizione ecologica e della Sfida demografica (Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demográfico). I nostri vicini si concentrano sopratutto nel problema dell’energia e dell’elletricità, con l’obiettivo di accellerare la decarbonizzazione in Spagna. Nel 2020, si prese la decisione di aggiungere le competenze riguardanti la sfida demografica. A inizio febbraio, Teresa Ribera, Quarto Vicepresidente del Governo di Spagna e ministro della Transizione ecologica e della sfida demografica nel governo Sánchez II, ha parlato di “communità energetiche”: “il diritto all’accesso all’energia è fondamentale per il cambiamento del modello energetico. In questo senso, il potenziale di riabilitazione energetica nell’edilizia e dei sistemi di autoconsumo per ridurre le situazioni di vulnerabilità e povertà energetica è indispensabile”. 

Per l’Italia, i prossimi incarichi non sono ancora ben chiariti, ma non sarà solo un ministero dell’energia: sarà anche un ministero che si focalizzi sul problema ambientale nel suo complesso. In questo senso, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato nel discorso di insediamento: «Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane».

Chi sarà il nuovo ministro della Transizione ecologica?

Per la prima volta in Italia, ci sarà un ministro della Transizione ecologica, e questo incarico è stato dato a Roberto Cingolani, scelto dal presidente del consiglio Mario Draghi. Cingolani, pur non essendo molto conosciuto nelle sue responsabilità politiche precedenti, ha una lunga esperienza. Cingolani, nato a Milano nel 1961, è un fisico e docente italiano. Dal 2005 al 2019 ha ricoperto la carica dei direttore scientifico dell’importante Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT), un centro di ricerca scientifica finanziato dallo Stato creato da lui stesso.

In questi giorni, Cingolani ha ricortado che le energie rinnovabili rappresentano solo l’11 % al mondo, dopo la energia provvenente da combustibili fossili (84 %) e davanti al nucleare (4%). La produzione di energia di fonti non fossili è aumentata negli ultimi anni, ma l’ha anche fatto la domanda complessiva, e di conseguenza la domanda di combustibili fossili. Per modificare questa tendenza, è necessario investire sulle infrastrutture, come per esempio sui pannelli solari. 

Cingolani, nell’intervista di fine marzo 2020 fatta da Rebubblica, ha affermato che: “Per fortuna l’Italia è anche un paese in cui ci si riconverte in un attimo, ma ripensiamo davvero al nostro modello di crescita e facciamolo seguendo la conoscenza, la cultura, le scienze umane. Trasformarsi è un messaggio poderoso. Ne usciremo tutti, ma solo chi vede lungo adesso avrà un grande recupero».

Quale sarà il ruolo dell’energia fotovoltaica nel nuovo ministero?

Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna, ricercatore sulla fotosintesi artificiale e macchine molecolari azionate dalla luce, ha dichiarato in un’intervista:

“C’è però una strada e la conosciamo tutti, quella delle energie rinnovabili: sole, vento e pioggia; fotovoltaico, eolico ed elettrico. 

[…]

Il fotovoltaico converte la luce del sole – fotoni – in energia elettrica – elettroni -; su cento fotoni si producono 20 elettroni. Qualcuno sostiene che si tratti di poco. Faccio un paragone con la fotosintesi clorofilliana; cosa succede? L’energia solare (fotoni) viene convertita in energia chimica (le pere, le mele, ecc.) e il rendimento è lo 0,1%. Ecco, il fotovoltaico è 200 volte più potente. La tecnologia non è matura, è maturissima”. Il Recovery Plan prevede un’attenzione speciale sulla mobilità sostenibile e l’efficientamento energetico. Di conseguenza, un passo chiave per il nuovo ministero e l’ambiente sarebbe quello di lavorare nel piano nazionale con l’impianto di moduli fotovoltaici, settore importante per la missione ecologica. Grazie alle nuove tecnologie fotovoltaiche, l’approvvigionamento energetico sarebbe garantito. Ora bisogna aspettare l’avviamento dei piani.

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