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Gli incendi devastanti che hanno colpito la California nei mesi di agosto e settembre (a cui probabilmente ha contribuito anche il cambio climatico) hanno ridotto del 30% la produzione di energia solare durante le prime due settimane di questo mese rispetto a luglio. Il fumo, e soprattutto il particolato che rimane sospeso nell’aria, ha ridotto l’efficienza dei pannelli solari per la produzione di energia.

I dati della statunitense Energy Information Administration (EIA) rivelano che nelle prime due settimane di settembre del 2020, la media della produzione di elettricità con energia solare della California Independent System Operator (CAISO), che copre il 90% della capacità solare in California, è diminuita del 30% circa rispetto a luglio 2020, per colpa degli incendi nelle foreste californiane.

Conseguenze sull’ambiente

Una minore produzione di energia solare, in uno stato tanto assolato come la California, si traduce purtroppo in un aumento di domanda di fonti non rinnovabili. La conseguenza principale è una maggiore immissione di quantità di CO2 e altri gas serra nell’atmosfera.

Shayle Kann, esperta di fonti rinnovabili per Energy Impact Partner, riferisce come la diminuzione sia direttamente proporzionale agli incendi, che hanno colpito lo Stato in maniera sempre più preoccupante. I fumi derivati dagli incendi raggiungono altezze molto elevate nel cielo – anche di diversi chilometri – e risultano talmente compatti da generare un vero e proprio filtro ai raggi solari. Inoltre, sui pannelli si accumulano ceneri e particolato che riducono l’efficienza degli impianti fotovoltaici in questione.

Gli esperti hanno consigliato di pulire frequentemente i pannelli a uso privato, se facilmente raggiungibili, per contenere questa limitazione. Non rappresenta comunque una soluzione definitiva, visto che oltre a detriti e particolato, influisce anche il fumo.

L’impatto delle particelle PM 2.5

Il fumo prodotto dagli incendi nelle foreste contiene minuscole particelle che rimangono sospese nell’aria e che in genere hanno una dimensione di 2,5 micrometri, chiamate PM 2.5. Questa sostanza riduce la quantità di luce che raggiunge i pannelli solari, diminuendo la produzione di elettricità.

Nella comunicazione della EIA si può leggere che “l’inquinamento di PM2.5 in California ha iniziato ad aumentare verso la meta di agosto, fino a raggiungere cifra record il 15 settembre, quando si sono registrati 659 microgrammi per metro cubo. È il livello più alto mai raggiunto da quando sono iniziati i registri nel 2000.”

Nonostante gli incendi più forti si siano verificati nella parte settentrionale e centrale della California, i venti marini hanno portato il fumo degli incendi fino alla parte meridionale dello Stato, dove risiede la maggior parte della capacità di generazione solare.

Un anno particolarmente difficile

La California sta vivendo un 2020 molto tormentato. La stagione degli incendi è arrivata prima del previsto, considerando che negli anni scorsi ottobre e novembre sono stati i mesi più drammatici – il che fa pensare che il peggio debba ancora arrivare. Inoltre, si sono registrati cinque dei dieci maggiori incendi mai verificati nello Stato.

La prima grande ondata di incendi si è verificata nel fine settimana del 15 agosto, dopo una tormenta elettrica per niente normale dove sono caduti decine di migliaia di fulmini dai quali sono scaturiti diversi incendi, alcuni dei quali sono rimasti attivi per più di un mese e mezzo. È una questione particolarmente delicata in California, considerando che il maggiore rischio di incendi sia proprio durante i periodi più afosi, quando il picco della domanda energetica è al massimo e si sfruttano maggiormente gli impianti solari.