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La transizione energetica ecologica in Italia: il gas non sarebbe la soluzione

Giu 7, 2021 | Energia Sostenibile | 0 commenti

Secondo Carbon Tracker e le sue analisi, l’investimento sul gas nel nostro paese non ci porterebbe a raggiungere i famosi obiettivi climatici, e ci farebbe perdere 11 miliardi di euro durante i prossimi anni. Ma chi sarebbe Carbon Tracker? Da quali informazioni ha tratto questo risultato sulla transizione energetica ecologica? Ti invitiamo a scoprirlo.

Analisi della Carbon Tracker sulla transizione energetica ecologica

Carbon Tracker è un gruppo di specialisti sul mondo delle finanze che mostra come il cambiamento climatico ha un impatto sugli attuali mercati. Di preciso, ha realizzato degli studi sul rischio d’investire solamente in gas e sul perché l’Italia dovrebbe concentrarsi sull’energia pulita. Questo studio è stato realizzato in collaborazione con il Rocky Mountain Institute, il RMI, un’organizzazione non profit indipendente; questa lavora da più di trent’anni per riuscire ad arrivare a un futuro a zero emissioni e a baso impiego di carbone.

Come dicevamo, una delle chiavi su cui hanno lavorato è l’investimento sul gas in Italia, e sono stati molto chiari a questo proposito: se si continua con i piani di costruzione in Italia di nuove centrali a gas, per una capacità compressiva di 14 GW, si potrebbe mettere a rischio gli obiettivi per il clima. Nonostante ciò, Carbon Tracker si concentra anche sul punto di vista economico. Perciò, dopo lo studio, hanno dichiarato che questi investimenti sul gas potrebbero comportare perdite fino a 11 miliardi di euro.

Catharina Hillenbrand Von Der Neyen, la responsabile power and utilites presso Carbon Tracker, ha dichiarato alla rivista LifeGate: “Abbiamo comparato i progetti proposti a un portafoglio di rinnovabili mostrando che esistono già soluzioni più vantaggiose che permettono di non considerare il gas come una fonte energetica di transizione”. Anzi, spiega che “se si considera il gas come tale, si rischia di perdere miliardi di euro in stranded assets. Perché questi combustibili non sono più competitivi”.

Per la transizione ecologica, bisogna concentrarsi sulle rinnovabili

Il fatto è che il gas viene considerato come uno strumento per ridurre l’impronta di carbonio nel settore energetico. Questo è stato confermato anche dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Nonostante ciò, Carbon Tracker insiste che non ha senso investire su impianti di cui si sa saranno fuori mercato tra venti o trent’anni.

In effetti, sarebbero più economici rispetto al gas. Continua la responsabile: “Noi non abbiamo fatto altro che valutare la stessa produzione di elettricità, nelle stesse ore e con la stessa domanda e di paragonarla con le soluzioni oggi disponibili, dimostrando che le rinnovabili sono semplicemente più economiche”. Così hanno ottenuto il risultato.

Il suo report non solo condivide analisi, ma anche soluzioni. Per un equilibrio ottimale, sarebbe ideale disegnare questo mix di ottenimento di energia:

  • 31% da centrali fotovoltaiche, con l’obiettivo di generare energia sufficiente per la maggior parte di ore della giornata.
  • 17% di parchi eolici su terraferma, per garantire energia durante la notte.
  • 16% di batterie di accumulo elettrico, per aiutare a coprire i momenti di poco sole.
  • 27% di riduzione della domanda.
  • 9% di efficienza energetica, cioè, grazie alla ristrutturazione di vecchi edifici.

La transizione energetica ecologica con le rinnovabili è possibile

Secondo un altro studio realizzato da Carbon Tracker, di nuovo si conferma che anche economicamente è molto più redditizio investire sulle rinnovabili e abbandonare le fossili. Le ragioni? Principalmente, perché il fotovoltaico e l’eolico ottengono l’energia da fonti inesauribili, a differenza del carbone, il petrolio o il gas. Così, la crescita delle rinnovabili farà fuori i combustibili fossili dal settore elettrico intorno al 2035. Nel 2050, potranno dare energia a tutto il pianeta, eliminando completamente i combustibili fossili e producendo energia pulita e non costosa per supportare le nuove tecnologie, come le macchine elettriche.

Il consumo globale di energia nel 2019 è stato di 65 PWh (pettawatt l’ora). Oggi giorno, grazie alla tecnologia attuale, il pianeta ha il potenziale di catturare più di 5,800 PWh all’anno unicamente attraverso i pannelli solari. Questo volume sarebbe la stessa quantità di energia che si potrebbe generare in solo anno usando tutte le risorse fossili conosciute. In aggiunta, grazie all’eolico sul mare e sulla terraferma si potrebbero generare 900 PWh l’anno.

La costruzione dei pannelli solari che servono per raggiungere il bisogno di energia globale occuperebbe solo 0,3% della superficie terrestre, meno rispetto all’area occupata dai combustibili fossili. Per esempio, il giacimento petrolifero più grande al mondo, Ghawar, Arabia Saudita, che occupa 8.400 km2, produce l’equivalente a 0,9 PWh annui. Se costruissimo un impianto fotovoltaico su un’area similare, si genererebbero 1,2 PWh di energia annui e, sulla stessa area in Arabia Saudita, 1,6 PWh, dato che è una zona che riceve una gran quantità di raggi solari.

Più si investe sulle rinnovabili, più si sviluppa la tecnologia e minore è il costo di produzione. In Italia godiamo anche di detrazioni fiscali sul fotovoltaico. Se vuoi saperne di più, ti invitiamo a visitare il nostro sito e a provare il simulatore.

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