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Secondo un sondaggio portato avanti dal WWF, su oltre 12mila persone, più del 90% si dice preoccupato per la crescita dell’inquinamento causato dalla plastica. E allora perché è così complesso combattere la battaglia plastic free?

 

Quello dell’inquinamento da plastica è un problema serio e fonte di preoccupazione. Nonostante la consapevolezza diffusa però si fa difficoltà ad arginarlo. Il Summer Plastic Quiz ha avuto lo scopo di testare il livello di consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, dell’emergenza dell’inquinamento da plastica che è ormai considerata una delle principali emergenze ambientali del Pianeta. Grazie ai volontari del WWF è stato possibile raccogliere dati di grande valore grazie all’ampiezza del campione intervistato.

 

Le domane del test, 12 in totale, spaziavano dalle più “tecniche”, riguardanti ad esempio la provenienza della plastica, a quelle “statistiche”, inerenti al numero di tonnellate di plastica riversate ogni anno negli oceani. Escludendo le prime due, riferite al grado di percezione del problema (quindi di carattere personale e non arbitrario), su 10 domande, la maggioranza degli intervistati ha risposto correttamente a 8, sbagliandone soltanto 2

 

I risultati, elaborati dal GfK (il più grande istituto di ricerche tedesco) e diffusi dall’ONG in occasione della firma del Protocollo RAI-WWF lo scorso 6 dicembre, mostrano un quadro nel complesso positivo. L’ampia partecipazione del campione selezionato ha infatti evidenziato una crescente sensibilità sul tema ambientale, considerato per la stragrande maggioranza degli intervistati di enorme rilevanza. Dalle risposte emerge una preoccupazione “molto elevata” – condivisa da oltre il 90% del campione – per il problema della plastica, nonché una discreta competenza sul tema, con il 61% degli intervistai che s’è detto “abbastanza” informato. 

 

La domanda che ha ricevuto il maggior numero di risposte sbagliate, cioè l’80%,  evidenzia come la maggioranza degli intervistati tenda a sbagliare “per eccesso”, indicando che negli oceani finiscono ogni anno 22 o 50 tonnellate di plastica e non 8. Un errore comunque “positivo”, poiché indicatore della estrema drammaticità percepita in riferimento al problema. Da notare infine, l’elevato numero di risposte corrette (oltre il 70%) alle domande 8 e 9: la prima, riguardante il rifiuto più diffuso sulle spiagge e il rifiuto che impiega più tempo a degradarsi, in entrambi casi la plastica. Due risposte in cui – purtroppo – l’esperienza personale ha un peso prevalente. 

 

Il test dimostra l’opportunità di un maggiore impegno informativo per fare in modo che alla percezione allarmata del problema si accompagni un’informazione precisa e utile a stimolare comportamenti coerenti. Piccoli passi per costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura.